martedì 9 febbraio 2010
Morire d'impresa a nordest di G. Ferrara
L’ultimo che si è arreso si chiamava Giuseppe Nicoletto. I giornali locali lo hanno presentato come un panettiere, ma era un artigiano e aveva creato un laboratorio alimentare che si chiamava Il Sole, perché doveva essere il simbolo della sua felicità imprenditoriale. Fin quando aveva dovuto cederlo per i debiti, perché non sapeva pi come pagare i fornitori. E allora era tornato indietro, alla casella di partenza, a fare il fornaio nella sua ex azienda. Il posto che ha scelto, un giovedì pomeriggio, per suicidarsi. E' entrato e si è costruito un cappio così ben fatto che, se avesse cambiato idea, non avrebbe potuto salvarsi. Qualcuno ha definito il nordest il paesaggio della felicità. Economica e sociale, innanzitutto. Un confine geografico immaginario, che sui capannoni ha costruito una rete di benessere e di riscatto sociale, di innovazione e di idee che si potrebbe sintetizzare in una parola sola: impresa. Eppure, qualcosa nel mosaico nordestino si sta guastando. Tramontato il miracolo, qui non ci sono operai che salgono sui tetti per conservare il proprio posto di lavoro. Ma la crisi economica, seppure meno acuta rispetto al resto del paese, sta creando L'azienda, il pezzo di sogno che qui in Veneto non è mai sradicato da un progetto familiare e comunitario un disagio esistenziale inaspettato, che sta affiorando come il lato oscuro dell'etica imprenditoriale: il male del nordest. Dall'inizio della crisi, dopo il settembre del 2008, c'è stata una catena di suicidi, tredici fino a oggi, la metà fra dicembre e gennaio, con intervalli sempre pi ravvicinati, che stanno suscitando, nella patria dell'ottimismo, due tipi di reazioni: sconcerto e silenzio. Se ne parla poco, sottovoce, e infatti gli ultimi tre suicidi, avvenuti nell'arco di una settimana alla fine di gennaio e tutti nella sola Padova, sono stati quasi ignorati. Atti estremi commessi da imprenditori, professionisti, manager. Persone forse incapaci di accettare la gogna sociale del fallimento e che, davanti all'eventualità di non farcela, hanno preferito il salto nell'abisso. Persone che non temevano tanto il licenziamento, quanto il dover licenziare......continua
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http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html
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LA LETTERA - 'Il silenzio dei media sul Veneto alluvionato'. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera
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