martedì 2 febbraio 2010

L'urlo dei piccoli, stanchi di aiuti a soliti noti

Guido Mattioni «Dallo scorso anno non è cambiato nulla. Sento qualcuno dire che c'èunpo' di movimento... Sarà, beati loro», si sfoga perplesso Alberto Vanzini, contitolare della F. lli Vanzini di Jerago con Orago, una delle aziende più antiche della provincia di Varese, iscritta dal 47 all' Associazione artigiani: tessera numero 84. La sua storia è il paradigma di questa Italia imprenditoriale del Nord che si ostina a resistere tra mille difficoltà congiunturali e, ancor peggio, tra mille ostacoli. Peggio perché se le difficoltà sono oggettive, gli ostacoli invece no. Quelli te li mettono tra le gambe le banche, il fisco e se non bastasse anche i grandi gruppi ai quali devi garantire forniture o subforniture. Grandi gruppi che poi, quando si tratta di pagare... «be', ripassi domani». Domani che pu voler dire spesso parecchi mesi, se non un anno intero. Domani che se sei piccolo rischi di non riuscire mai pi a vedere. «Fino allo tsunami della crisi piombatoci addosso nel 2008, avevamo 14 dipendenti e gli impianti che giravano 24 ore su 24. Poi, in soli quindici giomi, il crollo. Ora siamo scesi a sei addetti, con la segretaria in cassa integrazione mezza giornata. Quanto alle macchine, se va bene girano 8 ore al giorno. Sono mesi che io stesso e il mio socio lavoriamo in produzione», prosegue Vanzini con il tono di chi, nonostante tutto, pare per uno difficile da fermare. Ti racconta dei tanti colleghi - «mi chiedo davvero se noi non siamo dei autentici cogl..., pardon dei veri imbecilli», si sfoga - che hanno ipotecato la casa e quant'altro avevano, che hanno raschiato il fondo dei risparmi di tutta la famiglia. «Siamo al capolinea, circondati. O in due otre mesi riparte qualcosa, o sarà impossibile continuare». Storie così se ne nascondono tante, dietro le cifre delle imprese Cenerentola, quelle con una media di meno di dieci addetti. «Proprio quelle che rappresentano per il 95% dell'imprenditoria nazionale e che creano per di pi ogni anno 180% dei nuovi posti di lavoro. Ricordiamocelo», sottolinea con la sinceraveemenza che lo contraddistingue Giuseppe Bortolussi, presidente degli artigiani di Mestre (Cna). Gli fumano, a Bortolussi, quando gli parli di possibili nuovi aiuti alla Fiat. «Ogni provvedimento a favore della rottamazione, utilizzando oltretutto soldi pubblici, significa decine di migliaia di posti di lavoro persi nella manutenzione, settore che tra l'altro fa risparmiare tantissimo in materiali ed energia. E gente anche quella, gente che deve portare i soldi a casa. Per non sale sulle torri o sulle gru per raccogliere attenzione con quello che una volta si chiamava il ricatto occupazionale . Dispiace che la stessa attenzione non venga prestata a chi lavora nelle micro imprese». Le cifre preoccupano, per non dire che allarmano. Sempre in Veneto, anche in quella Marca Trevigiana che tutto sommato regge pii brillantemente che altrove (meglio tacere del polo di Marghera, un disastro senza pi apparente via di ritorno), sono state 183 le aziende che nel 2009 hanno avviato procedure di crisi, con 5.500 lavoratori a rischio. Senza dimenticare che nella stessa provincia, ora un po' meno Gioiosa, da gennaio a novembre 2009 sono stati 14 milioni le ore di cassa hitegrazione a fronte dei 2,3 milioni dell'analogo periodo 2008. Mentre nel Varesotto, storicamente una delle zone pi produttive d'Italia, «i posti cancellati dall' inizio della crisi sono Smila, ai quali si aggiungono 60mila unità in cassa integrazione», dice il presidente della locale Cna, Daniele Parolo, collocando la perdita occupazionale al2O% e quella del fatturato a meno 25%. «Non capisco questa esultanzaperun pi 0,5% di Pil; mipare eccessiva, considerato che arriviamo da un meno 5%. L'aria è pesante e siamo stufi di sentir parlare ancora di aiuti a un'azienda che in passato ha già ampiamente pubblicizzato le perdite e privatizzato i guadagni. Azienda che per di pi toglie ossigeno ai piccoli fornitori con prezzi strozzatissimi. Tutti fanno per finta di non sentire». Tra i sordi, la vox populi mette in primafila le banche. Con funzionari di filiale, «turnati» come trottole, che non hanno spesso neppure l'autonomia di concedere 5mila euro di fido di cassa. «Banche che ti chiedono la c pertura Confidi anche per i salvo buonfine», dice Vanzini. «Senza dimenticare - rincara Parolo - che ora la stessa Confidi, dopo l'impennata nella domanda di garanzie, cresciuta del 25% nel 2009, sta prudentemente frenando». –

Viaggio tra le piccole imprese L'urlo dei piccoli, stanchi di aiuti ai soliti noti PROTESTA

«Ogni euro regalato a una grande impresa è ossigeno vitale tolto alle nostre aziende» ***

Nessun commento:

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html

http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html http://www.sicilianiliberi.org/it/11-nessuna/234-ciro-lo-monte.html