Paolo Barnard: lettera a un
imprenditore.
Caro imprenditore, spero che una domenica pomeriggio nella
calma del suo salotto lei possa dedicare trenta minuti a leggere questa mia. Il
contenuto parla di quanto di più caro lei abbia fuori dall’ambito familiare: il
suo lavoro, il suo investimento di una vita, e coloro che lavorano con, per,
lei. Vi stanno distruggendo. E peggio: siete soli. Né Confindustria, né le
vostre organizzazioni di rappresentanza hanno capito cosa è in atto nell’Unione
Europea, non sanno o non vogliono capire, e infatti se ne vedono i risultati. Qui
vorrei offrire a lei, e ai suoi omologhi, un contributo di comprensione, ma
soprattutto di autodifesa e di riscatto. Le parlo di economia, il motore di
tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma
neppure i diritti sono possibili. La sua figura, ritengo, è oggi una chiave
fondamentale per salvare l’Italia, la democrazia, il lavoro.
I sindacati… devo trattenere il disprezzo per organizzazioni
condotte da quadri dirigenti che sono quanto di più parrocchiale, ignorante e
cinico questo Paese abbia prodotto fuori dalle Mafie. Veri ascessi del mondo
del lavoro e nel futuro di milioni di lavoratori, traditori di una causa che fu
nobile, venduti non ai ‘Padroni’, ma al proprio bieco opportunismo. Per questo
faccio appello a voi imprenditori. Spero che voi, uomini e donne schiacciati
fra la retorica defunta della sinistra e la distruttività apocalittica dei
poteri sovranazionali, possiate intuire la validità di queste righe.
Nessun commento:
Posta un commento