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martedì 21 marzo 2017
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lunedì 8 febbraio 2016
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sabato 25 ottobre 2014
lunedì 5 maggio 2014
SPILLO/ Da Svizzera e Argentina le "spinte" per tornare alla lira
SPILLO/ Da Svizzera e Argentina le "spinte" per tornare alla lira:
Un periodo in cui si leggono cose interessanti, questo.
Alcune letture sono decisamente faziose, ma si
riconoscono senza troppa fatica. Altre invece offrono la
possibilità di riflettere sugli scenari prossimi
venturi. Una di queste è la recente intervista a “Il
Venerdì” di Repubblica al prof. Zingales, il quale ha
risposto ad alcune domande su un ipotetico ritorno alla
lira. Lui è contrario, ma diverse sue riflessioni
sono interessanti e danno da pensare su cosa potrebbe
realmente accadere e su cosa converrebbe fare.
Per cominciare, però, partirei dalla sua considerazione
finale, che mi trov a completamente d’accordo,
anche se per motivi opposti. “Credo che un buon modo per
capire sia studiare l’Argentina, dove peraltro
sono tutti italiani. Quello è l’esempio di come la politica
può portare un Paese alla rovina. Il mio incubo è
che l’Italia finisca allo stesso modo”. L’Argentina è arriv
ata al default nel 2001 dopo aver seguito
pedissequamente le indicazioni del Fondo monetario
internazionale, tanto da essere diverse v olte
additata come modello di libero mercato che fav orisce lo
sviluppo. Ma una parte essenziale di quel
modello è stato il cambio fisso della propria moneta (il
peso argentino) con il dollaro, che permise a quel
Paese di accedere a liquidità a basso costo (in dollari),
incrementando così la facilità a indebitarsi, ma in
v aluta estera.
Di fatto, con il cambio fisso tra peso e dollaro, anche la
moneta nazionale diventav a una v aluta estera.
In effetti, questa rigidità è stata proprio l’elemento occasionale
scatenante il default in una situazione di
crisi preesistente: alla fine degli anni ‘90 tutti i paesi
del Sud America erano in crisi e quindi le loro
monete subirono una sv alutazione. Ma non l’Argentina, che
avev a la propria moneta agganciata al
dollaro. Questo causò una forte riv alutazione del peso
argentino nei confronti del real brasiliano,
prov ocando una pesante crisi dell’esportazione argentina
verso il Brasile. E siccome tali esportazioni
erano circa il 30% dell’export totale, questo aggrav ò la
situazione.
In seguito a tutte queste difficoltà, scattò una iniziale
corsa agli sportelli (tutti cercav ano di ritirare
pesos per cambiarli in dollari e portarli fuori dal Paese),
bloccata da un decreto del governo che
impediv a il ritiro di una quantità superiore ad un minimo
giornaliero. Ma la situazione era ormai
sfuggita di controllo e di lì a poco il peso argentino fu
sganciato dalla parità col dollaro, arriv ando a
sv alutarsi fino a 4 pesos per dollaro. Da notare che nello
stesso periodo, il 2002, l’inflazione rimase
sempre intorno a un v alore del 4%, tranne per il mese di
aprile nel quale raggiunse il 1 0% (su base
annua). continua
lunedì 28 aprile 2014
Le sviste dei Giavazzi che aiutano la crisi
Giovanni Passali
lunedì 28 aprile 2014
“La ragione, forse la più importante, che spiega perché i paesi dell’euro stanno impiegando tanto più tempo degli Stati Uniti a uscire dalla crisi riguarda le banche e, in particolare, la mancanza di credito. Questo è accaduto perché, negli interventi di politica economica successivi alla crisi, abbiamo fatto le cose nell’ordine sbagliato. Abbiamo cercato di ridurre i debiti e i deficit dei conti pubblici, dimenticandoci o quasi delle banche”. Toh, hanno sbagliato. Lo ammette tranquillamente, l’ineffabile duo Alesina-Giavazzi; e dalle colonne de Il Corriere della Sera continuano a dispensarci il loro verbo dell’ideologia liberista fallimentare e fallita. Ma il loro ultimo intervento, apparso in prima pagina sul quotidiano di via Solferino del 23 aprile, stavolta merita un’analisi dettagliata, poiché contiene un insieme raro di mezze verità e veri e propri capovolgimenti della realtà letta con gli occhi di un’ideologia: tutta merce utilissima per comprendere come il mondo vada al contrario.
Hanno sbagliato, ammettono: perché successivamente alla crisi “abbiamo cercato di ridurre i debiti e i deficit dei conti pubblici, dimenticandoci o quasi delle banche”. Oibò, un piccola dimenticanza. Un’inezia, che volete che sia. Il risultato? “Ma senza credito un’economia non funziona e quindi non cresce, e senza crescita rimettere in ordine i conti è molto difficile”. Direi: la scoperta dell’acqua calda. Ma non lo sapevano prima? O si erano distratti? O lo sapevano benissimo? Viene alla mente una recente dichiarazione di Giorgio La Malfa, il quale ha raccontato di aver discusso con Padoa Schioppa sull’unione monetaria; ad un certo punto gli ha detto: ma non vi rendete conto che l’euro non può funzionare? E Padoa Schioppa rispose: credi che non lo sappiamo?http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2014/4/28/FINANZA-2-Le-sviste-dei-Giavazzi-che-aiutano-la-crisi/print/494469/
giovedì 17 aprile 2014
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